Archive for the ‘Scuola’ Category
Una immaginaria parabola discendente.
Alla sera mi sovvengon così tante cose,
che scriver tutte non le posso.
È così, alla sera (inizio in stile foscoliano, uau) mi rivengono i mente tutti gli eventi trascorsi nell’arco di un giorno, e penso di scriverli tutti, ma alla fine non trascrivo in questo mio bel blocco un bel nulla.
Ma questa la devo raccontare, sia per non scordare da parte mia quanto possa essere brutto il lavoro di professore, sia per documentare come l’insegnamento causi un improvviso e precoce morbo di Alzheimer.
Oggi c’erano i colloqui, no? E io, ovviamente, sono andato a scuola assieme a mia madre per sentire cosa avevano da dire i professori riguardo il mio andamento scolastico che, sinceramente, tranne qualche piccolo incidente, mi soddisfa abbastanza.
Arrivando, abbiamo colloquiato in pace con alcuni professori, un po’ meno in pace con altri, finchè non ci siamo recati a parlare con la mia professoressa di Italiano e Latino, donna che io stimo tantissimo, ma che stavolta l’ha veramente fatta grossa.
Ha infatti cominciato a parlare di un mio cinque all’orale. Sapevo di averlo preso, ma ciò che ha inficiato maggiormente sull’esito del colloquio è stato il fatto che io avessi preso sei nell’orale di Latino.
Ora, spiego come funziona con la mia prof: lei non ci dice i voti, ma ci lascia un ampio margine di fantasia riguardo questi ultimi. Alla fine della mia interrogazione lei aveva detto “va bene”, e io ho immaginato di aver preso almeno sette, dato il fatto che l’anno scorso il suo “va bene” nei miei confronti andava da un sette pieno a sette e mezzo.
Adesso sei. Bah. E comincia a dire che non prendo appunti, che sto meno attento. È vero, non lo nego. Sono innamorato, chi mi legge da tempo lo sa e lo ha appurato, oltretutto in questo periodo la mia vita sta subendo delle svolte in positivo. E adesso sei. Quello che mi ha fatto riflettere un attimo è stato questo voto, e non il cinque in italiano che so di meritare. Sei. Boh.
Continuando ad arrovellarmi, sono arrivato alla conclusione che dopo un’analisi a posteriori, la mia interrogazione risulta identica a quelle dell’anno scorso. Non capisco veramente da cosa sia stato determinato il sei. Non lo accetto, no.
Ecco perchè ho parlato di Alzheimer. In Italiano ho subito un calo, in Latino no.
E in tutto ciò, chi ci va di mezzo sono io.
Signora mia, questi professori ci fanno penare più dei nostri figli stessi.
Riflessioni sul futuro
Una settimana fa, la professoressa di Italiano ci ha fatto fare un tema. Lo riporto di seguito perchè, oltre ad essere stato scritto da me, le tematiche sono interessanti ed è venuto fuori uno scritto abbastanza carino.
Sinceramente, rimango basito di fronte ai dati diffusi da una recente indagine secondo la quale il quarantadue per cento su un campione di quattromila e cinquecento studenti non ha un’idea precisa sul suo futuro lavoro.
A dire il vero, da quello che posso vedere, questo fenomeno comincia molto prima: mi trovavo alle scuole medie, e venne il momento di scegliere quale scuola frquentare per gli anni a venire; più della metà della classe era spaesata, indecisa su cosa fare, nel panico perchè, effettivamente, parecchi ragazzi non pensano che la loro vita possa essere diversa da quella corrente.
Accade quindi, nella mia attuale classe, che molte persone siano indecise su quale facoltà universitaria scegliere.
Smarriti in propagande più confusionarie di una oktoberfest, che prendono il fuorviante nome di “orientamenti”. Perchè fuorviante? È facilmente intuibile: partecipando ad un orientamento si torna a casa ancora più incerti; dovremmo forse chiamarli “disorientamenti”. A questo senso di insicurezza si aggiungono i mezzi di informazione che contribuiscono ogni giorno di più a demolire le nostre convinzioni: dico “nostre” perchè, in qualche modo, nel mucchio di indecisi mi ci trovo anch’io, deciso sulla mia occupazione, indeciso, però, sulla facoltà da intraprendere per perseguire il mio scopo.
La mia ferrea convinzione del fatto che avrei preso Ingegneria Informatica è stata da poco minata infatti da una caterva di miei amici che hanno iniziato il loro iter universitario nella facoltà di Informatica. Oltretutto, mi viene sempre più spontaneo pensare che, dato l’aumento esponenziale di informatici e consulenti, una volta immessomi nel mondo del lavoro, forse non riuscirò a trovare un’occupazione fissa e con un buon contratto.
Sono terrorizzato da dai contratti a progetto, dal precariato, e dalla mancanza di posti di lavoro. A volte mi consolo pensando che il settore informatico è fervido e mi saprà sicuramente offrire un buon posto di lavoro, poi penso: ma questo posto di lavoro sarà davvero buono? Potrò permettermi un matrimonio, potrò mantenere la mia famiglia con un solo mestiere?
Con il pesante clima di crisi che si respira ad ogni angolo di strada, non ho più certezze. Da questo deriva la mia paura, l’incertezza riguardo il futuro ; e non penso che per i miei coetanei le circostanze siano diverse.
Di fronte alla crisi, di fronte alla disoccupazione, di fronte al fatte che anche chi ha la fortuna di avere un posto di lavoro viene poi sfruttato vergognosamente per mezzo di altrettanto vergognosi contratti, di fronte a tali premesse, chi non si farebbe scoraggiare?
Secondo me non si è tanto indecisi dunque, quanto scoraggiati. Siamo in un paese dove l’istruzione non viene incoraggiata, dove il lavoro manca e, per questo, il giovane al quale mancano degli obiettivi, dei punti di riferimento, si pone la domanda: “Ma io, uscito da qui, che dovrei fare?”Alessio Biancalana, II D, 22/10/2008
A fine ora, me lo sono fatto fotocopiare e l’ho portato a casa per trascriverlo e metterlo su questo blog. Esprimete il vostro giudizio, e se fa schifo ditemelo pure in faccia: non mi offendo mica.
Dove andremo a finire.
Il titolo non è una domanda, è una affermazione. Leggete:
Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico!
Quest’ultimo è il metodo più pericoloso. » la fase più pericolosa di tutta l’operazione […]. Questo dunque è il punto, è il punto più pericoloso del metodo. Denaro di tutti i cittadini, di tutti i contribuenti, di tutti i credenti nelle diverse religioni, di tutti gli appartenenti ai diversi partiti, che invece viene destinato ad alimentare le scuole di una sola religione, di una sola setta, di un solo partito […].Piero Calamandrei, 1950
È agghiacciante come Calamandrei avesse previsto tutto, no? Perchè al tempo, forse, c’era ancora chi combatteva per la democrazia e la libertà di pensiero.
Un po’ di amarezza
Prof: Parliamo del problema della sepoltura.
Io: Beh, questo è rintracciabile nei Sette contro Tebe, nel momento in cui Eteocle e Polinice…
Così inizia la mia interrogazione di Greco, con i suoi alti e bassi. Dal primo momento mi sono sentito in soggezione, ma seppur intimorito dalla figura del nuovo professore, l’ho portato dove volevo io con il colloquio e, pur rispondendo facilmente alle domande postemi sugli argomenti la cui conoscenza era più vasta, mi sono trovato un po’ in difficoltà in altre aree.
Credevo di essere andato da sette, minimo sei e mezzo, ma, forse per non sbilanciarsi troppo, il professore ha deciso di darmi un sei da confermare - addirittura - con due domande che mi farà la prossima volta.
Forse comincio a capire come ragiona quest’uomo enigmatico, dall’oscuro carattere, ma l’amarezza di aver preso un voto nettamente inferiore alla qualità della prestazione è enorme.
Mi rifarò nel corso dell’anno. :addit:
Definizione di scuola tramite acronimo
Società
Che
Uccide
Ogni
Libero
Alunno
Vecchia, ma sempre adatta e mai stata più calzante, almeno nel mio caso.
Un sospiro di sollievo
E dunque, l’attesa è finita. Stamattina mamma ha chiamato la scuola, ed è stata informata del fatto che erano usciti i quadri.
Abbiamo approfittato gentilmente del passaggio offertoci da mia zia, e siamo corsi a vedere l’esito del mio esame di riparazione in Arte: in realtà quest’ultimo era stato preceduto dal silenzio da parte della scuola, che consuetamente chiama a casa i bocciati.
Avvicinandoci al quadro della mia classe, io ho visto la scritta “PROMOSSO” e mi sono allontanato subito, mentre mia madre ha voluto controllare più a fondo e, stupita, ha constatato che in Arte non avevo sei ma sette.
Insomma, promosso. E con sette. Pensavo, si, che il compito fosse andato bene, ma non bene a tal punto; meglio: significa che ho saputo gestire la quantità di studio e che finalmente posso dare fuoco a quel programma maledetto.
Con la soddisfazione di aver strappato un sette alla persona che odio, con il pensiero fisso nella mente che adesso mi tocca l’ultimo anno.
E col pensiero che mi sono meritato una gitarella a Verona.
Ci sono delle persone che debbo ricordare celebrando questa vittoria personale:
- Mamma e Papà, per le loro strillate (stavolta rade, ma sempre presenti) che mi riportano più volte alla realtà;
- Zia, perchè senza il suo impegno nel portarmi al corso di recupero, probabilmente adesso starei piangendo e dovrei affrontare un anno in più;
- Sara, perchè durante il ripasso giornaliero è stata sempre con me, almeno con la mente, e mi ha incoraggiato, spronato ad andare avanti, come solo lei sa fare;
- ¬Alucard, perchè nei momenti di tensione mi ha detto “ce la farai”;
- Tutta la blogosfera che ha seguito questo mio viaggio e lo ha commentato giorno per giorno, prima su Twitter, poi su Jaiku. Grazie ragazzi, davvero, siete impagabili.
Con questo chiudo, e mi accingo a godermi senza preoccupazioni questo morso di vacanza che avanza.
Tensione: esame di Arte in arrivo
È inutile, più cerco di non pensarci e più la mia nemesi si disegna davanti a me con tratti oscuri e terrificanti.
Il ritorno di una delle persone che più hanno inciso negativamente nella mia vita sta per verificarsi; non dico questo solo perchè la maledetta mi ha rimandato, ma perchè per colpa sua ho passato un anno schifoso, ed un’estate della quale, se non ci fosse stata Sara, non avrei goduto nulla. Oltretutto sono arrivato al talk su BongoLinux quando ormai era finito per colpa di quella donna malefica.
Dunque Martedì, alle due del pomeriggio, ho questo piccolo impegno: il compito di recupero di Arte. Sono terrorizzato all’idea che sia troppo difficile, o peggio, troppo lungo perchè io possa finirlo in tempo. Tutti i miei amici e Sara mi confortano e mi dicono che io supererò l’esame, ed anch’io sento di potercela fare, ma sono in preda al panico. Spero veramente di farcela, per non buttare un anno e anche, soprattutto, un’estate di studio che, nel caso di non superamente della prova, non sarebbe valsa a nulla.
Fiuuu…
Questo è un periodo di quiete per me: scuola finita, oltretutto mi sto riavvicinando a un sacco di persone che non sentivo da tempo.
Oltretutto la mia unione con Mark, Jude e i soliti, si sta facendo sempre più profonda. Ormai siamo coesi, come gruppo.
Non mi sentivo così da un sacco di tempo: è come essere rinati; quella sensazione oppressiva che la scuola dava, svanita da un giorno all’altro, e meno di un secondo per rendersi conto che un nuovo periodo della mia vita ha avuto inizio.
Come la fenice rinasce dalle proprie ceneri, così ho fatto io riemergendo dalle cupe profondità dell’abisso.
E adesso via, a scrivere qualche guida.
Fine dei giochi
Come da titolo, fine dei giochi. Per quanto riguarda la scuola ovviamente, perchè per quanto riguarda la vita privata e quella digitale, i giochi sono appena agli inizi.
E come previsto mi sono beccato il rimando in storia dell’arte. Poteva andarmi peggio, questo lo so, ma sarebbe potuta andare meglio e questo mi fa un po’ rodere.
Ormai i giochi sono fatti, anzi, come disse un certo Giulio, “il dado è tratto”, e facendo un bilancio di questo anno, mi sento di dire che non è stato positivo, questo no, ma mi complimento con me stesso per la splendida rimonta fatta. Anche la professoressa di Greco si è complimentata, ed il tutto è stato farcito dall’ultimo voto dell’anno, cioè 8 in una versione di Latino.
Non ho rimpianti: il primo quadrimestre me lo sono goduto non facendo assolutamente nulla, mentre il secondo è stato una sfacchinata pesante; ho deciso quindi che da Settembre studierò con costanza.
Adesso vado, The Pick of Destiny mi aspetta.
L’estate si avvicina.
Già. E io come al solito mi immergo nello studio matto e disperatissimo. Mi chiedo solo perchè, in una scuola dove il regalino di fine anno è d’obbligo, a me non venga regalato mai nulla.
E se anche quest’anno il signor Filippo verrà promosso, vorrà dire che la struttura dove risiede la mia scuola è un ramo secco. E tale ramo va tagliato. Come disse FreePenguin.